Vacanze sicure: la Top 10 dei Paesi da evitare

Quanto sta accadendo nel resto del mondo è ormai finito sotto gli occhi di tutti: gli scenari politici, relativamente ad alcune aree del mondo, sono a dir poco instabili e con essi anche la popolazione civile è particolarmente tesa, anche l’economia non è più fruttuosa e anche la tranquillità dell’ingenuo turista vuoi o non vuoi finisce per risentirne.

E proprio nella stagione in cui le famiglie iniziano a programmarsi le vacanze 2015 risulta per tornare assai utile l’ultimo Global Peace Index appositamente stilato dall’indipendente Institute for Economics and Peace: secondo questo rapporto sono ben inquadrabili i 10 Paesi meno sicuri da visitare, quelli che per tutta una serie di ragioni (siano esse gravi instabilità politiche, guerre civili o guerre sante varie) faremmo bene a depennare dalla lista di potenziali territori da esplorare.

Vacanze estive 2015: i 10 Paesi da evitare

Prendendo come metro di riferimento una serie di variabili molto obiettive tra le quali il livello di sicurezza, il coinvolgimento o meno del Paese in una serie di conflitti e il grado di militarizzazione della società civile, dunque, si è giunti alla conclusione che i 10 Paesi meno sicuri al mondo (quanto meno attualmente) siano Iraq, Siria, Afghanistan, Sudan e Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Corea del Nord. Quasi tutti paesi che appartengono ad Africa e Medio Oriente insomma (fatta eccezione per la sola Corea del Nord laddove regna incontrastata la dittatura del giovane Kim Jong-Un).

In questi territori v’è una forte instabilità interna la quale, passo dopo passo, ha peraltro portato all’instaurarsi di vere e proprie cellule terroristiche che tutt’oggi animano le prime pagine dei giornali internazionali; in questi Paesi, clan ben definiti e spesso mossi da una matrice religiosa hanno sostanzialmente depredato delle maggiori risorse economiche le loro stesse sottraendole, di fatto, ad un sistema che avrebbe invece potuto lavorare per un maggior benessere ed una più incisiva inclusione sociale. Per prendere atto della questione ci sia utile sapere che la violenza particolarmente diffusa in Paesi quali Siria, Iraq, Afghanistan e in diverse nazioni africane sta sottraendo 14 punti percentuali al prodotto interno lordo mondiale per un controvalore stimato in 14mila miliardi di dollari.

Sono molti i Paesi che fortunatamente sono stati in grado di compiere passi in avanti in questo senso (a tal proposito ricordiamo i miglioramenti rilevati in Guinea-Bissau, in Costa d’Avorio, Egitto, Tajikistan e Benin). Ma purtroppo sono altrettanto numerosi ed anche piuttosto rumorosi quelli che invece hanno fatto enormi passi indietro: la Libia, per esempio, è ormai divenuta una nazione totalmente fuori controllo che ha perso ben 13 posti in ragione di questa sua instabilità; anche Niger e Sud Sudan sono scivolati ulteriormente indietro, mentre altre nazioni come la Tunisia appaiono ancora nella fascia di medio rischio ma a tal proposito occorre considerare che la rilevazione è stata fatta antecedentemente il verificarsi degli attentati a Sousse e al Bardo di Tunisi.

Ma allora di chi ci possiamo fidare?

Ecco appunto. Alla luce di tutto ciò, di chi ci possiamo fidare? Il mondo fortunatamente è bello grande quindi non sarà affatto un problema sfoltire la lista di un numero tanto esiguo di Paesi.

Le vacanze estive (così come le successive) possono pertanto essere programmate nell’ambito dell’Europa che per quanto non sia certo esente da influssi di instabilità, ad oggi rimane saldamente considerata come uno dei Continenti più sicuri: il Global Peace Index elegge l’Islanda, la Danimarca e l’Austria come le nazioni più tranquille, ma anche Finlandia, Svizzera, Repubblica Ceca, Nuova Zelanda, Canada, Giappone e Australia non se la cavano affatto male sotto questo punto di vista.

Paesi tra l’altro bellissimi da esplorare, ricchi di attrazioni, promotori di un clima socievole, animati da una popolazione attiva e permeati da un tessuto sociale fortemente all’avanguardia si confermano essere non solo quelli ad economia trainante, non solo quelli invidiati sotto il profilo dei diritti e del rispetto della persona, ma vengono ancora una volta messi sotto la lente di ingrandimento per via della loro capacità di sapersi difendere dal rischio di burrascosi terremoti.